mercoledì 14 settembre 2016

Latte Detergente "Solido", Sapone ultradelicato Viso

Ciao a Tutti!
Oggi torno a parlarvi di una nuova ricetta, e si tratta di un prodotto molto particolare, ovvero di un sapone che ho realizzato cercando di donargli le caratteristiche di un latte detergente solido.
Ovvero ho studiato come realizzare un sapone estremamente delicato, surgrassato e molto più adatto a rimuovere il trucco (leggero, niente di esagerato come waterproof o diversi strati di correttori e fondotinta siliconici), ad esempio quando non si ha la possibilità di portare con sé liquidi, quali un bifasico, olio, acqua micellare o latte detergente.
L'ho formulato in previsione della partenza in aereo, alcuni mesi fa, quando non avevo ancora ben chiaro quanti liquidi portare, e quindi volevo ridurre all'osso i prodotti (come avete visto mi sono già portata mezzo mobiletto del bagno).
Da tempo esistono sul mercato prodotti simili, in versione Syndet, e molti di questi sono anche realizzabili in casa, ma servono ingredienti particolari, come i tensioattivi solidi: SLS o isethionati per fare alcuni esempi.
Dato che non avevo nessuna intenzione di fare un ordine lampo, per poi rischiare di non avere comunque abbastanza tempo per studiare e sperimentare, ho deciso di lanciarmi in una ricetta più semplice, e che non richiedeva acquisti.

Sono comunque stati consigli validissimi quelli che mi sono stati dati dalle mie amiche saponificatrici, anche mie maestre di sapone.

Ma arrivo al punto, questo prodotto essenzialmente è un normale sapone realizzato a freddo, con grassi piuttosto resistenti all'ossidazione e con l'aggiunta di emulsionante e grandi quantità di antiossidanti e chelanti.
Dato che la ricetta è “rischiosa”, sono andata a realizzare pochisimo sapone, 200g di grassi, e ho lasciato stagionare molto poco, giusto il tempo trascorso dalla realizzazione, all'imminente partenza, prima della quale ho fatto giusto un primo test d'uso, per essere sicura di portare con me un prodotto valido.

Mi sono trovata davvero bene con il sapone che sono andata ad ottenere, quindi l'ho utilizzato generosamente, anche per il corpo durante le vacanze, dato che in quei giorni, essendo andata al mare, ho fatto una media di 2 docce al giorno.
Questo sapone è estremamente delicato, ha una texture estremamente cremosa e fa una schiuma delicata, che non mi ha dato nessun fastidio nemmeno quando l'ho usato attorno agli occhi.
Non strucca perfettamente, diciamo che sull'uso primario non ha brillato, ma va benissimo per quando ci si limita al trucco minerale, e comunque può essere aiutato usando un dischetto di cotone per rimuovere la schiuma, dopo averla spalmata bene con le dita, in quel caso è sufficiente.
In compenso non ho mai avuto un sapone viso così delicato!
Lascia davvero l'effetto “Latte Detergente”, ma senza gli effetti collaterali dei prodotti grassi, che la mia pelle tollera poco (es. sul viso non tollero bene nemmeno il Docciacrema).

Ma eccovi qui finalmente la ricetta:



Come sempre non starò a ripetermi con la procedura, potete trovare qui tutte le informazioni generali su sapone e saponificazione:
Saponificazione
Dato che si procede col metodo a freddo, si andrà a realizzare il sapone solamente quando entrambe le fasi saranno a 45°C.
Come sempre, si parte con lo scaldare i grassi solidi a fuoco basso, ma senza ansia, ad eccezione del Karité, che non deve superare i 65°C, per maggiore sicurezza.
In questo caso, dato che bisogna inserire anche un emulsionante, è ancora più importante fare attenzione.
La cosa migliore è sciogliere Cocco e Palma, pesarli nel pentolino, e inserire a quel punto emulsionante e Olio di Arachidi.
Una volta sciolto l'emulsionante e raffreddata la fase grassa, in un secondo momento si può inserire il Karité, che andrà comunque a sciogliersi facilmente, anche a fuoco spento e sotto i 50-55°C.
Quando anche il Karité è sciolto, posso fare anche l'ultima aggiunta, ovvero l'Oleoresina di Rosmarino.
Per comodità si può inserire anche l'Olio Essenziale Ricostruito di Mandorla Amara già nel pentolino dei grassi, ma non è sbagliato inserirla a nastro.
Più che altro se ne spreca di meno inserendolo direttamente, dato che se ne usa già poco, per la piccola quantità di sapone che ho realizzato.

Una volta pronta la fase grassa (in piccola quantità ci vuole anche pochissimo), si può procedere alla soluzione di Soda, a cui successivamente si andrà aggiungere l'Etidronato.
Anche in questo caso, se la quantità di sapone è molto ridotta, ci vorrà poco per il raffreddamento, anche se, ovviamente, dipende dalla temperatura ambientale.
Come sempre, per sciogliere la Soda Caustica nell'acqua vi servirà la protezione, almeno per occhi, mani e naso (mascherina).

Quando grassi e Soda avranno entrambi 45°C di temperatura, va rimessa la “bardatura” di sicurezza, e si può cominciare con il versare lentamente la Soda nei grassi.
Bisogna muovere bene il minipimer in tutte le direzioni, ma se andate a fare piccole quantità come nel mio caso non sarà necessario fare molte manovre.
Il sapone raggiunge il nastro abbastanza in fretta, quindi non è necessario frullare a lungo, per far sì che negli stampini non rimangano molte bolle, consiglio di non attendere troppo e di versare il più in fretta possibile.
La mossa più importante da fare è “sbattere” gli stampi, prima ancora di andare a stendere tutto il prodotto con la spatola.

La pasta del sapone a nastro, come vedete sarà bella marroncina, leggermente aranciata, ma il sapone, una volta indurito sarà leggermente più scuro dei normali saponi che faccio io, che contengono anche oli giallognoli (es. Oliva).
Non è un sapone che si presta ad essere decorato, ma potete tentare, considerando appunto il colore di base.
Resta però rischioso aggiungere pigmenti minerali, dato che tendono ad essere ossidanti, io propenderei più per l'uso di coloranti vegetali e non minerali, che possono essere l'Alcanna per il viola, alcune erbe per il verde, triplo concentrato di pomodoro per il rosso, e Curcuma per il giallo, questi ultimi due contengono anche carotenoidi, nel caso fortunato in cui resistano anche parzialmente alla Soda, risulterebbero come ulteriori antiossidanti.
Vi avevo scritto un articolo che riguarda proprio i diversi ingredienti coloranti che si possono trovare anche in cucina.

Una volta messo negli stampi e livellato, il sapone deve solamente asciugare e rapprendersi per circa 24h (dipende molto dalla temperatura e dall'umidità della stanza), ma dipende molto anche dal tipo di stampo usato.
Il silicone tende a far traspirare meno il sapone, quindi può servire più tempo che con questi stampini di plastica sottile.
Ovviamente più gli stampini sono piccoli, come nel mio caso, prima si addenserà il sapone e sarà possibile toglierlo dagli stampi.
Purtroppo questo tipo di pasta di sapone, molto surgrassata, rimane molto morbida a lungo, anche nel lungo periodo, quindi vi consiglio stampini il più semplici possibile (nel mio caso avevo poca scelta, dovevo portarmi i saponcini in viaggio).
La scelta degli stampini piccoli è utile anche per limitare il più possibile il deterioramento del sapone.
Una saponetta unica grande, ovviamente subisce più fattori ossidanti quando viene usata a lungo, rispetto alle diverse mini-saponette che vengono lasciate avvolte nella pellicola in un luogo fresco e asciutto, e bagnate e usate una alla volta per pochi giorni o qualche settimana.


Ci vorrà una stagionatura di circa 2 mesi per poter usare il sapone, in questo caso è consigliabile non attendere troppo, dato che il sapone è molto delicato.
Non si tratta di un sapone per cui cercare l'indurimento, piuttosto un sapone che si sà, sarà morbido e cremoso all'uso.
Può piacere o non piacere, motivo per cui, se preferite i saponi duri e consistenti, questo non è il sapone giusto per voi, potrebbe solo farvi perdere tempo e materie prime.

Anche per oggi ho finito! Spero che vi piaccia anche questa insolita ricetta!
A presto!

Rasmus

Si ringraziano il Forum di Lola, il Forum di Sai Cosa Ti Spalmi, Biodizionario.it, e la fondazione Wikipedia inesauribili fonti di informazioni e di ispirazione

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