venerdì 15 maggio 2015

Qualche pillola di Armocromia

Ciao a Tutti,
questa volta vorrei parlarvi di un argomento particolare, che non si limita alla cosmesi, ma sfocia un po' in altri ambiti.
Vorrei parlarvi di Armocromia, ovvero della teoria dei colori più adatti ad armonizzare i colori di ognuno di noi.
Purtroppo è un argomento che in teoria ha una forte base oggettiva, ovvero dipende da variabili ben definite, e non dal gusto personale, ma che poi, nella pratica, sfocia comunque in piccola parte nella soggettività.
Infatti, per quanto l'effetto visivo dell'accostamento dei naturali colori del viso (pelle, capelli e occhi), e i colori che vengono usati per abbigliamento e Make-Up, segua delle regole percettive piuttosto certe e appoggiate da diverse ricerche in ambito della psicologia generale della percezione visiva e della neuropsicologia, dall'altra è anche vero che i gusti personali, l'ambiente culturale e la percezione soggettiva (per quanto i meccanismi di base della percezione siano presenti in tutti gli esseri umani, alcuni parametri variano da persona a persona, basta pensare al caso eclatante del daltonismo, ma ci sono anche variabili non patologiche) svolgono un ruolo non indifferente, anche se circoscritto.

Per dare un'idea generale di qual'è lo scopo dell'armocromia, e di come riconoscere se un colore è o meno armocromatico su una persona, valgono queste indicazioni (che valgono sia per donne, che per uomini, anche se sicuramente l'ambito Make-Up è appannaggio femminile):

I Colori Giusti:

  • Aggiungono luminosità al tuo volto, facendoti sembrare più giovane, fresco e vivo
  • Aiutano a mimetizzare le imperfezioni come macchie, linee sottili e occhiaie
  • Riducono la necessità di usare Make-Up
  • Ammorbidiscono i lineamenti del viso
  • Ti fanno apparire più sicuro
  • Fanno si che le persone notino TE, non il colore di quello che indossi (Make-Up compreso)

I Colori Sbagliati:

  • Accentuano le linee sottili e le rughe
  • Accentuano macchie, occhiaie e imperfezioni della pelle
  • Ti fanno sembrare malato o stanco
  • Accentuano il doppio mento
  • Fanno si che si noti solo il colore che indossi (make-up o abbigliamento) e non TE


Seguendo queste indicazioni piuttosto semplici, si riesce già a fare una prima selezione dei colori che stanno bene su una persona.
Infatti l'impressione, anche della persona “digiuna” di armocromia, è “spontanea”.
Chiunque può accorgersi di come un colore giusto esalti una persona, e di come uno sbagliato la penalizzi, anche se magari si è in difficoltà a pensare a quale potrebbe essere il colore giusto.
Basta pensare ad esempio ad una celebrità come Jennifer Lopez agli Oscar 2015 (foto a destra): rossetto freddissimo e troppo brillante, che fa effetto semaforo, trucco sugli occhi che le conferisce un aspetto malaticcio e strano, vestito troppo chiaro, quasi invisibile sulla sua pelle che ha un sottotono piuttosto caldo (un vestito fin troppo "nude", lo definirei "cancellapelle", sulla scia dei rossetti definiti "cancella labbra" quando risultano troppo chiari e scialbi).
Guardate invece come già appare più "fresca" e giovane qui a sinistra, con colori caldi, più adatti a lei.
Non serve per forza studiare una teoria armocromatica per capire che con altri colori sarebbe stata molto, molto meglio (purtroppo di foto in cui lei è truccata e vestita più armocromaticamente di così non ne ho trovate, in questo caso ci voleva sicuramente un rossetto più importante di così).
Però, le teorie che sono state sviluppate servono a capire “cosa” non va bene in un colore sbagliato.
Un rossetto cancella-labbra può essere sia troppo chiaro, ma anche troppo polveroso, oppure essere sbagliato anche nella temperatura (sottotono caldo o sottotono freddo).
Per una sorta di convenzione, le teorie armocromatiche si sono sviluppate sul concetto di “stagione”, ovvero si definisce l'insieme di colori che compongono una persona, associandole ad una stagione meteorologica, associando semplicemente il tipo di colori che è comune vedere in quel periodo.

La prima teoria base suddivisa in 4 stagioni è stata sviluppata da Carol Jackson nel libro “Color Me Beautiful”
Si tratta di una semplice divisione che tiene conto di troppe poche variabili, in sostanza incasella tutti i possibili incarnati (anche limitandosi ai caucasici, nonostante la teoria armocromatica possa comprendere benissimo anche diverse etnie) in sole 4 categorie:
Estate: Colori freddi e chiari (es. Capelli biondo cenere, pelle eterea, insomma il classico fenotipo nordico)
Autunno: Colori caldi e pieni (es. Capelli rosso rame, pelle dal sottotono caldo e pastoso)
Inverno: Colori freddi e alto contrasto (es. Capelli corvini e incarnato latteo con toni bluastri)
Primavera: Colori caldi e brillanti (es. Capelli biondo caldo o castano chiaro caldo, pelle luminosa e calda).
Praticamente impossibile rientrare in solo una di queste categorie.

La successiva teoria a 12 stagioni è stata sviluppata da Lora Alexander nel libro “Color Revival 2° Edition” (da cui ho tradotto alcune definizioni).
In questo caso vengono aggiunte delle variabili, che permettono così di rendere sufficiente variabilità alle palette di colori adatti.
In questo caso andiamo a tenere conto di 3 variabili del colore, riprese dalla Teoria del Colore di Albert Munsell:



HUE = Caldo o Freddo → si riferisce alla quantità di Giallo o di Blu presente nel colore
VALUE = Chiaro o Scuro → si riferisce alla quantità di Bianco presente nel colore
CHROMA = Brillante o Soft → si riferisce alla quantità di Grigio presente nel colore

Quest'ultimo valore viene spesso confuso con la “Saturazione”, infatti, in italiano, il valore Croma è indicato proprio da quello che normalmente chiamiamo Saturazione.
Invece, il vero e proprio parametro Saturazione è la pienezza del colore, ovvero il parametro “Shaded”, che vedete nell'immagine più in basso.

Proprio la teoria a 12 stagioni, prende in considerazione queste tre variabili.
In sostanza le precedenti 4 stagioni vanno a rappresentare le 4 stagioni Assolute. Ovvero le stagioni che non lasciano spazio a dubbi, i colori sono nettamente freddi o caldi, brillanti o soft e chiari o scuri, o comunque almeno due di queste variabili.
A queste 4 stagioni si associano 2 diverse stagioni aggiuntive, per ognuna: 2 stagioni, una Brillante (Inverno e Primavera) e una Chiara (Estate e Primavera) o Profonda (Inverno e Autunno).

Questa suddivisione risolve alcuni dei problemi del precedente sistema, ma non è ancora sufficiente a creare una giusta palette di colori per tutti.
Si va a creare, quindi, un'ulteriore teoria a 16 stagioni, dove viene aggiunto il parametro Saturazione, ovvero la “pienezza” del colore, con l'aggiunta di nero, che in alcune delle stagioni del sistema a 12 era “compreso” insieme ad altri parametri.

In realtà non ci si ferma per forza qui.
Non tutte le persone riescono ad essere incluse al 100% in queste categorie, ed è per questo che esistono anche palette “a cavallo”, e che vanno valutate singolarmente.
Questo è soprattutto il caso di chi ha un sottotono neutro, che già rende difficile la scelta della stagione “madre”.
Vi faccio proprio il mio esempio, io infatti sono un Autunno a base neutra, ma senza rosso (che di solito è il sottotono neutro che sta alla base delle stagioni brillanti), ma a confine con l'Estate.
Insomma sono una delle persone a cui non va bene una palette Autunnale (Autunno Profondo Soft), ma nemmeno un'Estiva (Estate Chiara Soft).
A me infatti stanno bene colori pastosi, neutro-caldi, ma senza prevalenza di rosso e nessun colore brillante.
La definizione di colore “pastoso” è stata forse la cosa più difficile da capire per me. Si tratta infatti di colori con sottotono variegato, che in sostanza non appaiono ben definiti, ma che portano al loro interno diverse componenti: ad esempio marroni con componenti di viola caldo, color mattone dal sottotono rosato soft o aranciato spento ecc...
Sicuramente tutto ciò che è opposto ai colori “fluo”.

In ogni caso, il mio post non tratterà di come fare un'autovalutazione (o la valutazione di qualcun'altro) armocromatica, innanzitutto perché non sono tutt'ora in grado di farla con una buona affidabilità, ma posso solo fare esclusioni, in secondo luogo, perché è un argomento che va ben oltre la cosmesi, ed è potenzialmente molto, molto più complesso della teoria stessa.
Si tratta più che altro di voler creare consapevolezza in questo senso, e di dare indicazioni su come scegliere al meglio i propri colori, non guardando solamente il gusto personale.
Un colore può piacere, ma questo poi non sempre si traduce in un bell'effetto su tutti, sia che si tratti di un capo d'abbigliamento, sia di Make-Up.
Ad esempio, molte delle ragazze che conosco, più o meno esperte di armocromia, tendono ad autoprodursi i cosmetici decorativi, proprio perché insoddisfatte della scelta presente sul mercato.
Un esempio può essere la ricerca del perfetto rossetto MLBB (My Lips, But Better), cosa che per me è diventata un'impresa, anche se per ora non demordo!
Probabilmente finirò per spignattarmelo da sola! Ma chissà quanto mi ci vorrà!

Chiaramente l'armocromia non deve diventare un “obbligo”, io stessa non sempre vesto/mi trucco in maniera armocromatica (anche perché non ho ancora capito tutto ciò che mi sta bene e ciò che devo invece evitare), però è effettivamente vero, quando lo faccio, mi vedo più fresca e più “giovane”, di quando uso colori che non sono i miei.
Ad esempio ho imparato a truccarmi con i marroni caldi e dorati o aranciati, piuttosto che con i marroni freddi e rosati della Naked Palette, soprattutto nelle occasioni in cui l'abbigliamento non è armocromatico.
Al contrario, se uso colori armocromatici nell'abbigliamento, mi concedo qualcosa di meno armocromatico (ma sempre non troppo inadatto) come trucco, come ad esempio i viola, i blu/verdi freddi o il nero/grigio.
Poi in generale un trucco non armocromatico si nota meno di sera, mentre è da evitare di giorno, dove i difetti del viso vengono maggiormente evidenziati.

Anche per oggi è tutto!
Spero che abbiate trovato interessante l'approfondimento!

Rasmus

Si ringraziano Lora Alexander (le immagini sono tratte dal suo libro “Color Revival 2”), Pia (I tuoi colori, la tua griffe di bellezza, e tu di che rossetto sei?), e le MUA esperte in armocromia che mi hanno insegnato tutto quello che so!

mercoledì 13 maggio 2015

Burro Cacao Base in Stick, ricetta Estiva

Ciao a Tutti,
dopo avervi fatto vedere questo autunno la mia ricetta per il Burro Cacao Invernale in stick, ora vi mostro la ricetta che invece ho elaborato per il periodo estivo.
Ho cercato di realizzare un prodotto abbastanza morbido, ma non troppo da sciogliersi o spiaccicarsi durante l'estate.
Anche in questo caso ho sudato parecchio per trovare il giusto rapporto fra gli ingredienti, ma condivido con voi la mia ricetta.
Proprio per questo motivo, anche in questo caso non vi indicherò sostituzioni, dato che non so dirvi se le modifiche potrebbero modificare o meno l'effetto finale.

Anche qui la ricetta che ho fatto non è in centesimi, ma ho basato la ricetta su un totale di 10,8 grammi (circa due stick, compreso ciò che si perde nel contenitore).
In generale fare un solo stick alla volta non è molto conveniente, va bene solamente se dovete fare dei tentativi, vi consiglio di farne più di uno alla volta, 3-4 sarebbe l'ideale.

Ricetta:
Cera d'Api 3,4
Burro di Cacao 3,4
Tocoferolo 1,5
Olio di Avocado 1
Olio di Riso 1,5

Aroma Cherry 2 gtt





Allora cominciamo:
Come sempre quando si lavora con oli e cere, per prima cosa andremo a pesare la Cera d’Api, con oli e Tocoferolo, e metteremo a bagnomaria il tutto.
La Cera d’Api necessita di almeno 70°-75°C per sciogliersi, ma anche 80°C, quindi il burro andrà inserito solo successivamente, quando scenderemo sotto i 71°C.
Quando il mix cera-oli sarà sciolto e leggermente raffreddato, potremo tranquillamente aggiungere il Burro di Cacao e mescolare fino ascioglimento completo, e quando il nostro burrocacao sarà  omogeneo, andremo ad aggiungere l’aroma. 
Io ho solamente Cherry di Glamour Cosmetics, e mi basta, dato che adoro l'Aroma Ciliegia, voi mettete quello che preferite.

Una volta aggiunto anche l'aroma, rimane solamente da versare il prodotto negli stampini.
Potete usare gli stick già pronti, come quelli di Aroma Zone, oppure potrete usare il metodo della siringa per usare gli stick riciclati.
Vi rimando direttamente alla ricetta invernale che vi ho indicato sopra per la spiegazione precisa del metodo della siringa.
Sia che versiate il prodotto nelle siringhe, sia che lo versiate nei contenitori appositi, è importante fare attenzione, questo è un prodotto che si raffredda in un attimo, e se non sarete abbastanza veloci non riuscirete a versarlo completamente e rimarrà mezzo solidificato nel becher.
Già dopo pochi secondi dopo aver versato vedrete il prodotto appannarsi e diventare sempre più opaco, è questo il momento in cui potrete anche mettere gli stampi in frigo per mezza giornata, o in freezer me 20-30 minuti (in quest'ultimo caso aspettate qualche altro minuto).
Fate solamente attenzione che per almeno il primo quarto del tempo gli stampi non si rovescino, se usate i contenitori per burrocacao la soluzione migliore è il freezer, dato che, nonostante l’assenza di buchi, potrebbe esserci una leggera perdita di prodotto nella parte scorrevole dello stick. 
A me è capitato con gli stick che ho riciclato, quelli che hanno la forma simile a quelli bucati, tipo labello.
Nel caso usiate la siringa invece è indifferente, basta lasciare le siringhe in modo che non si rovescino, e successivamente appoggiare lo stick realizzato nel porta-burrocacao riciclato.
In questo caso vi consiglio di aspettare il giorno dopo per farlo scorrere nello stick, per sicurezza.
Se lo stick dovesse essere troppo lungo rispetto al contenitore, potete semplicemente andare a tagliare via il prodotto in eccesso con un coltello (meglio se freddo).

Io questa volta ho voluto riutilizzare di nuovo gli stick che ho già usato più volte, non c'è il buchino sul fondo, ma come vedete qualcosa passa lo stesso prima che i burro cacao si raffreddi:


Ecco qua, il vostro burrocacao è pronto, spero lo facciate e vi dia soddisfazione!
Alla prossima!

Rasmus

Si ringraziano il Forum di Lola, il Forum di Sai Cosa Ti Spalmi e Biodizionario.it inesauribili fonti di informazioni e di ispirazione

domenica 10 maggio 2015

Come fare un Detergente - Guida per Apprendisti Spignattatori

Ciao a Tutti,
dopo avervi parlato di diversi aspetti dei tensioattivi e dei detergenti, comincio a parlarvi di come si fa a fare un detergente nella pratica.

Allora, innanzitutto molto dipende dalle materie prime con cui stiamo lavorando, infatti, in base al tensioattivo, al gelificante e al resto degli ingredienti che usiamo, dovremo lavorare in modo diverso.
La costituzione base di un detergente rimane comunque: mix di tensioattivi, Acqua, soluzione tampone, conservante, ingredienti migliorativi (condizionanti, surgrassanti, perlanti, filmanti, umettanti), ingredienti decorativi (fragranze, colorante), ed eventuale addensante.
Nella preparazione di un detergente bisogna assolutamente tenere conto di cosa si inserisce oltre ad acqua e tensioattivi, infatti molti degli ingredienti che aggiungeremo influiranno sull'aspetto del prodotto.
Ad esempio ci sono ingredienti che smontano la preparazione, quindi vanno inseriti in un dato momento, e ci sono gelificanti che funzionano solamente a caldo, di conseguenza alcune aggiunte termolabili (es. Proteine), andranno fatte dopo.
Idem se abbiamo dei tensioattivi o altri ingredienti che vanno proprio scaldati prima della preparazione.

Per una formulazione di base, dovremo inserire per primi i tensioattivi, insieme alle materie prime che vanno scaldate (prodotti in pasta, che siano tensioattivi, o preparati contenenti tensioattivi, come i perlanti o il surgrassante pronto), basterà stare sui 45°C abbondanti, non di più.
Io personalmente odio tutti questi ingredienti gnucchi, non so se sia specificatamente il Lauryl Glucoside con cui ho avuto a che fare io...ma stando sui 45°C ho dovuto rimestare parecchio nel bagnomaria.
Appena il mix si sarà uniformato si potrà iniziare a versare l’acqua o l’acqua insieme ad un gel (o anche lo Sciroppo di Fruttosio in alcuni casi), quest'ultimo dovrà essere preparato a parte se va realizzato a caldo.
Questo è anche il momento di aggiustare il pH del prodotto.

Una volta preparato “il detergente”, le materie prime successive vanno poi aggiunte in ordine di smollamento, prima quelle che non smontano (ad esempio proteine non quaternizzate), poi quelle che invece smontano, tra queste ultime abbiamo proteine quaternizzate, fragranze, e anche piccole aggiunte grasse.
Come ultimo ingrediente inseriremo il conservante, quando serve, ed un eventuale colorante liquido.
Questo perché bisogna far si che si raggiunga il massimo grado di addensamento, e poi eventualmente smollare. Quindi nella formulazione bisogna tener conto anche di questo fatto.
Proprio per questo motivo, se non avete mai fatto detergenti, all’inizio è molto meglio affidarsi a ricette pronte e seguirle alla perfezione, solamente dopo un po’ di esperienza potrete formulare e non rischiare di trovarvi subito con detergenti liquefatti o separati (io ad esempio non ci sono ancora arrivata).

In generale il pH va tenuto tra il 4 e il 6, e andrà quasi sempre aggiustato, dato che quasi tutti i tensioattivi sono piuttosto basici.
La scelta del pH finale deve dipendere sia dal prodotto (pH più basso, intorno a 4, per detergenti intimi specifici per donne in età fertile, intorno a 5 per gli shampoo, più alto per tutti gli altri detergenti, fino ad arrivare al pH più neutro possibile per i prodotti dedicati all’infanzia e alla zona perioculare), sia dai tensioattivi scelti (il Sarcosinato usato come primario addensa a pH 5), ed infine anche dagli addensanti usati (nel caso di Carbopol Aqua o altri addensanti sintetici dovremo stare intorno a 6).

Su questa procedura “standard”, ma molto generica, dovremo elaborare alcune modifiche in base agli ingredienti specifici con cui stiamo lavorando.
Vi parlo innanzitutto di due situazioni piuttosto comuni:

1) Nel caso si stia lavorando con l’accoppiata SLES+betaina addensati col Sale e si voglia ottenere un prodotto della giusta densità:
a) Tutti i tensioattivi vanno messi per primi, come da procedura “standard”, ad eccezione della betaina (o in generale gli anfoteri inseriti nella ricetta) e dei cationici, insieme agli eventuali surgrassanti, la sola betaina verrà inserita solamente dopo l’aggiunta della fase acquosa (contenente gli eventuali condizionanti cationici), per arrivare alla massima densità possibile per il prodotto.
b) i condizionanti e la Glicerina vanno inseriti quando si aggiunge la fase acquosa (solitamente senza gel aggiuntivi, dato che la densità la si raggiunge già con la formula o l’eventuale aggiunta di Sale), prima di inserire la betaina che servirà ad addensare lo SLES.
Il Cloruro di Sodio, ingrediente cosmetico che essenzialmente non fa impazzire, viene aggiunto solo per addensare ulteriormente il prodotto, quando la quantità di betaina aggiunta allo SLES non basta a raggiungere la densità voluta (la betaina addensa in quanto contiene sale). L’ideale sarebbe inserirlo all’ultimo, dopo la betaina, per vedere di addensare il prodotto, in modo che, considerata l’azione successiva degli smontanti, fino al punto desiderato. Se la formula è corretta, ovvero si è inserita sufficiente betaina in relazione alla quantità di SLES, non ne dovrebbe servire più dello 0,5% per ottenere un prodotto denso al punto giusto.
c) come da procedura “standard” a questo punto si possono fare le aggiunte smontanti: sostanze oleose, che siano conservanti, fragranza o piccole quantità di olio.

2) Nel caso sappiate già quanta fragranza inserire, potete decidere di inserirla subito, nel miscuglio dei tensioattivi.
Reggerà sicuramente meglio il prodotto finale, e non avrete problemi di smollamento.
Di contro, se non conoscete bene la fragranza, potreste metterne troppa o troppo poca.
Lo stesso vale per i conservanti lipofili, come ad esempio Phenonip o Fenilighi.

3) Nel caso che abbiate ottenuto un prodotto più denso di quello che volevate, senza usare gelificanti, e quindi vogliate smollarlo un pochino (fortunelli! Di solito si impazzisce per arrivare ad avere prodotti abbastanza densi!), potete usare Pantenolo o Proteine Quaternizzate per smollare un pochino, ma attenzione a non esagerare.
Anche una piccola aggiunta oleosa può avere lo stesso effetto, ma varierà sicuramente la capacità lavante del prodotto, e quasi sicuramente opacizzerà il detergente. Inoltre è molto rischiosa, potrebbe proprio farvi separare il detergente.

In generale, in molte ricette viene consigliato di frullare col minipimer, fatelo se volete e vi trovate comodi. Io sinceramente non mi trovo a dover usare il minipimer ogni volta, sia perché di solito faccio poco prodotto alla volta, e magari ne faccio vari nello stesso pomeriggio (soprattutto visto che sono ancora in fase di sperimentazione per quello che riguarda i detergenti, quindi preferisco variare in ricette e vedere come mi trovo meglio), sia perché non lo trovo fondamentale...anzi...l'unica volta che l'ho usato è stata anche l'unica in cui un detergente mi si è separato irrimediabilmente (usando comunque ricette formulate da altri, più esperti).
Piuttosto preferisco usare un metodo più grezzo, ma anche più comodo: preparo il detergente mescolando con la bacchettina/cucchiaino, se una volta versato nella confezione, il prodotto mi in qualche modo mi si separa, ho notato che basta una semplice mossa: dargli una prolungata shakerata quando è già nel flacone!
In tutti i casi (meno quello citato) in cui ho usato questo metodo (circa metà delle volte in cui ho spignattato detergenti), ho risolto il problema in modo permanente. Il prodotto non si è più separato.

Spero che questa guida riassuntiva vi sia stata utile!
Alla prossima!

Rasmus

Si ringraziano il Forum di Lola, il Forum di Sai Cosa Ti Spalmi, Promiseland.it, Biodizionario.it, Il Forum di Natura è Bellezza e la fondazione Wikipedia inesauribili fonti di informazioni e di ispirazione

giovedì 7 maggio 2015

Nuovissima Linea di Solari della Vivi Verde Coop

Ciao a Tutti,
quest'oggi vi parlerò di una grossa novità: la nuovissima linea di solari della Vivi Verde Coop!
Proprio perché mi piace tantissimo la logica di una linea davvero il più possibile green, ma focalizzata su prodotti davvero essenziali, vi parlo di questa linea, che abbraccia questi aspetti:

Innanzitutto è composta da soli quattro prodotti solari (ho escluso il doposole, di cui vi parlerò in un altro momento): Protezione Bassa (spf 10), Protezione Media (spf 20), Protezione Alta (spf 30).
In fondo sono i solari che servono alle pelli “normali”, senza esigenze particolari.
L'spf 6 è praticamente inutile, serve solo come protezione “quotidiana” per chi ha una pelle estremamente chiara (es. fenotipo nordico) e vive in paesi come il centro-sud Italia, sinceramente già nel nord lo vedo inutile se non durante il periodo estivo e per chi passa gran parte della giornata all'aperto.
L'spf 50+ è un'aggiunta “inutile” per la maggior parte dei fenotipi del nostro paese, aggiunge solo un costo, ma è sostituibile da un'applicazione più frequente di un spf 30, e non lo dico io, ma mi riferisco ad un articolo di un noto cosmetologo che seguo.
Inoltre abbiamo come utilissima aggiunta il solare viso, che dovrebbe andare a realizzare un prodotto meno untuoso e più adatto alla pelle del viso, anche se non è una specifica controindicazione usare un normale solare corpo.
Inoltre, quello che mi piace, è che i prodotti sono assolutamente economici, costano poco meno di quelli delle marche più famose della larga distribuzione, e sono anche ecobio.

Effettivamente, per quanto non sia dell'idea di usare prodotti solari con soli filtri fisici, in questo caso vale la pena un tentativo.
Si tratta di un marchio che ha già dato ottimi risultati sul mercato dei cosmetici green, e tutto questo ad un prezzo contenuto.
L'unico neo di questo tipo di solari, è che penso che sbianchino parecchio.
Succede già con solari “ibridi”, cioè che contengono sia filtri fisici (inorganici), sia filtri organici, se si applica la quantità giusta di prodotto, che è parecchia.
Se per voi è un aspetto problematico, vi consiglio allora di optare per dei solari a base di filtri organici, che però, a differenza di solari a base di Titanio Biossido, non sono più sicuri da usare l'anno dopo.
I filtri organici tendono a destabilizzarsi col passare del tempo, mentre i solari a base di Titanio Biossido risentono del tempo solo in termini di irrancidimento degli oli, ma indicativamente, se il prodotto è acquistato nuovo, e ben conservato, dovrebbe durare ben più di un anno solo (questi solari comunque hanno già la data di scadenza impressa, obbligatoria dall'ultimo aggiornamento delle normative INCI europee).
In ogni caso, ricordate che per una normale vacanza al mare di una settimana, il flacone dovrebbe venire esaurito, in caso contrario state applicando molta meno crema di quella effettivamente necessaria, mi riferisco sempre alle indicazioni date nel link che vi ho indicato poco sopra.

Non starò a farvi una vera e propria recensione dei prodotti, in primo luogo perché l'inci è quasi identico in tutti e quattro, e questo non vuol dire che i prodotti siano così simili, ma che le differenze stanno nelle quantità degli ingredienti, e questo non è per forza irrilevante, soprattutto nel caso dei prodotti che devono proteggere dal sole, e devono quindi avere una certificazione dell'spf.
In secondo luogo, non voglio addentrarmi troppo specificatamente nella formulazione di prodotti solari, ambito estremamente complesso, anche per uno spignattatore di buon livello.
Infine vi segnalo già che i diversi pallini "neri", sono essenzialmente esteri o alcani (catene di atomi di carbonio, che possono essere di origine petrolifera, ma anche organica) di probabile origine vegetale.
La dichiarazione sulla confezione dovrebbe essere indicativa del fatto che non si tratta di prodotti petroliferi, ma non sono presenti asterischi sull'INCI che facciano dichiarazioni specifiche.
In ogni caso non sono presenti siliconi.

Coop – Vivi Verde Coop – Latte Solare 10 – Protezione Bassa:

Aqua, Helianthus Annuus Seed Oil, Titanium Dioxide, Coco-Caprylate, Caprylic/Capric Tryglyceride, Triisostearin, Undecane, Glycerin, Polyglyceryl-3 Polyricinoleate, Sorbitan Isostearate, Tridecane, Argania Spinosa Kernel Oil, Candelilla Cera, Glyceryl Caprylate, Polyhydroxystearic Acid, Sodium Chloride, Glyceryl Undecylenate, Aloe Barbadensis Leaf Juice, Parfum, Tocopherol, Alumina, Stearic Acid

150 ml
8,90 €

Si tratta del prodotto adatto a chi è già ben abbronzato, oppure ha già una carnagione più che mediterranea.
In ogni caso lo consiglio solamente da metà vacanza in poi, ed escluderei di usarlo nelle zone più sensibili o a rischio (e questo dipende da voi, io ad esempio tendo a non abbronzarmi sul decolletè, quindi devo per forza continuare ad usare prodotti ad alta protezione fino a fine estate).
Come tutti gli altri prodotti della linea garantisce anche la protezione dai raggi UVA, dato che lo schermo fisico agisce su tutte le lunghezze d'onda. 

Coop – Vivi Verde Coop – Latte Solare 20 – Protezione Media:

Aqua, Titanium Dioxide, Caprylic/Capric Tryglyceride, Coco-Caprylate, Helianthus Annuus Seed Oil, Undecane, Glycerin, Triisostearin, Polyglyceryl-3 Polyricinoleate, Sorbitan Isostearate, Tridecane, Argania Spinosa Kernel Oil, Polyhydroxystearic Acid, Candelilla Cera, Glyceryl Caprylate, Sodium Chloride, Glyceryl Undecylenate, Aloe Barbadensis Leaf Juice, Parfum, Tocopherol, Alumina, Stearic Acid

150 ml
9,90 €

Qui già possiamo intuire che il prodotto ha una protezione più alta, il Titanio passa in seconda posizione, questo ci fa intuire che sia in maggiore proporzione.
Come nel prodotto precedente, possiamo sicuramente intuire una cosa: in tutti e 4 i casi si tratta di emulsioni A/O.
Infatti abbiamo emulsionanti a basso e bassissimo HLB, sia il poliglicerile, sia il Sorbitan Isostearate, inoltre abbiamo le aggiunte tipiche che servono ad un'emulsione A/O per stare in piedi: Sale e una cera. Anche l'Alumina dovrebbe essere stata aggiunta come ulteriore stabilizzante dell'emulsione, non mi risulta abbia potere schermante.
Questo prodotto potrebbe essere adatto a chi ha già una leggera abbronzatura, o chi ha una carnagione poco sensibile alle scottature.

Coop – Vivi Verde Coop – Latte Solare 30 – Protezione Alta:

Aqua, Titanium Dioxide, Caprylic/Capric Tryglyceride, Coco-Caprylate, Helianthus Annuus Seed Oil, Undecane, Glycerin, Isoamyl Cocoate, Polyglyceryl-3 Polyricinoleate, Sorbitan Isostearate, Tridecane, Argania Spinosa Kernel Oil, Polyhydroxystearic Acid, Candelilla Cera, Glyceryl Caprylate, Sodium Chloride, Glyceryl Undecylenate, Aloe Barbadensis Leaf Juice, Parfum, Tocopherol, Alumina, Stearic Acid

150 ml
11,90 €

In quest'altro caso l'inci è praticamente identico al precedente, le modifiche qualitative sono irrisorie, anche se penso che non lo siano quelle quantitative.
In questo caso abbiamo già un prodotto adatto alle pelli più delicate, e all'inizio della vacanza.
Penso che sia il prodotto più adatto per tutti, almeno per i primi 3-4 giorni, perché rischiare di rovinarsi già le vacanze con una scottatura quando si può ovviare con una protezione solare, anche se magari un po' più alta delle reali necessità?

Coop – Vivi Verde Coop – Crema Solare Viso 30 – Protezione Alta:

Aqua, Caprylic/Capric Tryglyceride, Titanium Dioxide, Glycerin, Prunus Amygdalus Dulcis Seed Oil, Helianthus Annuus Seed Oil, Simmondsia Chinensis Seed Oil, Isoamyl Laurate, Polyglyceryl-3 Polyricinoleate, Sorbitan Oleate, Argania Spinosa Kernel Oil, Polyhydroxystearic Acid, Glyceryl Caprylate, Sodium Chloride, Glyceryl Undecylenate, Aloe Barbadensis Leaf Juice, Candelilla Cera, Hydrogenated Vegetable Oil, Parfum, Tocopherol, Alumina, Stearic Acid, Xanthan Gum

50 ml
8,50 €

Infine vediamo la formula dedicata al viso, che è differente da quella per il corpo.
Probabilmente hanno scelto di usare una maggiore quantità di olio come schermante (molti oli hanno un blando spf, circa 4-6), per poter evitare l'eccessivo effetto “fantasmino” dovuto al Titanio Biossido, potendolo ridurre un pochino.
Le mie sono comunque supposizioni, perché potrebbe anche essere che abbiano solo cambiato la cascata di grassi, realizzando un prodotto più scorrevole e più facile da spalmare, usando la stessa identica quantità di polvere schermante.
Quest'anno non so se avrò la possibilità di andare al mare, ma se mi dovesse capitare ci sono buone probabilità che sceglierò di investire in questi nuovi prodotti!

A presto, e buon inizio estate!

Rasmus

Si ringraziano il Forum di Lola, il Forum di Sai Cosa Ti Spalmi, Biodizionario.it, Promiseland.it e la fondazione Wikipedia inesauribili fonti di informazioni e di ispirazione

martedì 5 maggio 2015

Gel Viso idratante all'Ammonio Lattato, prodotto ottimo in vista dell'estate!

Ciao a Tutti,
torno a parlarvi di una mia nuova ricetta. Si tratta di una ricetta molto semplice nella formula e nella “concezione”, ma la realizzazione non è banale, quindi consiglio di realizzarla solamente dopo aver maturato una certa esperienza, più che altro in termini di conoscenza della chimica di base.
Alcuni mesi fa vi avevo parlato di alcuni nuovi ingredienti che mi ero procurata, in particolare dell'Alginato di Sodio.
Ve ne avevo parlato un po' nell'approfondimento sui gelificanti.
Dato che con la Xantana non mi sono mai trovata molto bene, e che i gel di Idrossietilcellulosa tendono a smollarsi col tempo, ho voluto provare quest'alternativa come gelificante naturale, e per utilizzarlo, ho voluto realizzare uno spignatto “famoso”: il Gel all'Ammonio Lattato.
Si tratta di una delle prime ricette che hanno reso famosa Lola sul web, un gel che originariamente era pensato come semplice idratante, ma che col tempo è anche diventato un trattamento esfoliante, in base al pH finale del prodotto.

Nel mio caso, io mi limiterò al trattamento idratante, realizzando in realtà un prodotto a confine fra il tonico e il Gel. 
Questo perché innanzitutto non potrei realizzare un prodotto esfoliante con l'Alginato, che regge dal pH 4 in poi, in secondo luogo non è il mio scopo, dato che il leggero peeling l'ho già ottenuto con il Trattamento alla Vitamina C che vi ho già illustrato in due occasioni.
Ho realizzato un gel quasi liquido per questo motivo: voglio avere la possibilità di usare il prodotto sia come singolo trattamento estivo (senza quindi usare prodotti grassi, ma anche limitando la presenza di sostanze filmanti e fastidiose sulla pelle, in questo senso tutti i gelificanti ad esclusione dei sintetici hanno questo effetto), sia quasi come un tonico, nel caso serva anche un prodotto emolliente da usare successivamente, dove però il contenuto di attivi non finisce quasi completamente sul dischetto di cotone, come succede per tutti i tonici veri e propri.
Vi assicuro che la mia pelle adora questo prodotto. Nel giro di pochi giorni, in cui l'ho usato anche solo una volta al giorno (a volte al mattino, a volte la sera), mi sono trovata una pelle liscissima, morbida e idratata. Persino i brufoletti (quelli che non mi vanno via neanche morti) sono diminuiti...e pure in fase pre-ciclo, dove di solito spuntano come funghi!
Anche dovesse essere impegnativo per voi realizzare l'Ammonio Lattato, vi assicuro, ne vale la fatica e lo studio! Molto più che per altri spignatti!

La ricetta originale prevede di preparare direttamente il Gel all'Ammonio Lattato, visto che solitamente si parte da Ammoniaca e Acido Lattico.
Questo, però, non è il metodo che ho usato io. Ho preparato separatamente una quantità più abbondante e concentrata di Ammonio Lattato, per poi poterlo usare liberamente negli spignatti.
A questo proposito, sempre rivolgendomi a spignattatrici che abbiano una certa esperienza, avete due alternative:
O realizzate il gel secondo il mio metodo, preparandovi a parte l'Ammonio Lattato, altrimenti potete farvi i calcoli e realizzare la fase acquosa a parte, ma vanno prese specifiche precauzioni per l'inserimento degli altri ingredienti, soprattutto dell'Etidronato, che è basico, e porterebbe al rilascio di Ammoniaca.

Per quanto riguarda la preparazione a parte dell'Ammonio Lattato, si tratta però di una reazione acido-base potenzialmente pericolosa, di cui non vi spiegherò precisamente la preparazione.
Non si tratta di fare terrorismo, anzi, l'ho realizzata personalmente, però:

  1. La prima volta l'ho fatta affiancata da un'amica spignattatrice che aveva già preparato in passato l'Ammonio Lattato, per quanto ne so non ci sono alternative per fare il prodotto, non mi pare venga venduto (a differenza del Sodio Lattato), quindi o ve lo fate preparare (dubito che in una farmacia ve lo preparino), o vi fate aiutare, oppure studiate bene come farvelo, in alternativa potete sempre usare l'ingrediente più simile: il Sodio Lattato.
  2. Non mi voglio prendere la responsabilità di spiegarvi la formula chimica, le mie rimembranze di chimica si limitano al liceo, quindi vi rimando a calcoli già fatti, gli stessi a cui mi sono rifatta io, sul Forum di Lola. Non mi sento in grado di aiutarvi a “scatola chiusa”, non sapendo la concentrazione delle materie prime che avete acquistato, e non considerandomi in grado di farvi capire correttamente i calcoli da eseguire nel caso le concentrazioni siano diverse dalle mie. Leggendovi accuratamente il thread indicato, avrete così modo di capire come usare la formula e come scegliere l'Ammoniaca giusta.
  3. Considerate anche che le indicazioni sono molto diverse a seconda che vogliate solo realizzare il gel, o come nel mio caso, andare a realizzare l'Ammonio Lattato come materia prima, da usare poi in diversi spignatti.
  4. Io stessa ho assistito ad un imprevisto “blob” quando ho fatto l'Ammonio Lattato insieme ad altre spignattatrici. Niente di grave, in stanza era presente l'unica persona (e anche piuttosto esperta nel maneggiare sostanze) con maschera protettiva di alto livello, ben protetta da guanti, e che velocemente ha risolto la cosa ripulendo in fretta, ma proprio per questo vi metto in guardia. Può capitare di affrontare con troppa leggerezza, anche da parte di spignattatrici non novelline, un'operazione ormai già fatta più volte, senza considerare le conseguenze di lavorazioni con quantità più grandi, a maggior ragione per chi non ha mai fatto niente del genere.
  5. A questo proposito, ho indicato specificatamente il pH della mia materia prima, oltre alla concentrazione, questo darà sufficienti indicazioni a chi sa come produrlo correttamente.

Ecco quindi la Mia ricetta:

Acqua 69,9
Acqua di Amamelide 15
Ammonio Lattato (13%, pH 5) 9
Sodio Lattato (60%) 1
Trimetilglicina 3
Tetrasodium Etidronate 0,2
Glicerina 1
Alginato di Sodio 0,3
Cosgard 0,6

pH finale 4,5-5

A questo punto, dopo tutte le premesse, possiamo cominciare:
Dato che l'Etidronato è un ingrediente estremamente basico, dobbiamo tenerlo lontano dai lattati e dall'Alginato.
Lo inseriremo per primo, correggendo subito il pH e portandolo a 5 (per 100g di prodotto ci vogliono circa 20 gtt di Acido Citrico al 20%, ma misurate dopo le prime 10, i contagocce non sono tutti uguali).
Ho scelto il Citrico per l'eventuale formazione di Sodio Citrato, che nel caso aiuterà l'Etidronato a chelare eventuali ioni liberi, ma potete usare anche il Lattico.
A questo punto inseriremo gli ingredienti meno delicati agli sbalzi di pH: Acqua di Amamelide, Trimetilglicina e Cosgard (se usate un diverso conservante, che dovrà comunque essere idrosolubile, verificate le incompatibilità in scheda tecnica per tutti gli ingredienti).
Anche dopo queste aggiunte faremo una verifica del pH, visto che anche la Trimetilglicina è leggermente basica.
Nel mio caso ho fatto una piccolissima correzione.
A questo punto possono essere inseriti anche i lattati, e in questo caso l'attenzione è da porre sull'odore, se sentite odore di Ammoniaca, qualcosa è andato storto, e il prodotto va buttato.
Dovrebbe andare tutto bene se avete corretto bene il pH e l'Ammonio Lattato era alla giusta concentrazione, e a questo punto, potete formare il gel: va usata la stessa tecnica della Gomma Xantana, bisogna disperdere la polvere nella Glicerina, e senza dover scaldare, si formerà un bellissimo gel, trasparente e liscio.
Dato che il mio è molto fluido, l'ho inserito in questi due contenitori:
un contagocce, per poterne usare poco per volta, riuscendo a spalmarlo con le dita, nonostante la consistenza liquidina, e in un barattolino con il riduttore di flusso, così da poterne mettere poco alla volta su un dischetto di cotone, come fosse un tonico denso.
Se lo fate più denso andrà bene un normale dispenser.
Considerate comunque che è sconsigliato usare un gel di Alginato con concentrazioni maggiori dello 0,7%, comincia a sfarinare e a diventare poco piacevole, vi consiglio di provare prima allo 0,5%.

Anche per oggi ho concluso, spero che questo mio nuovo spignatto, semplice nella realizzazione pratica, ma piuttosto laborioso nei calcoli, vi sia piaciuto!
Alla prossima!

Rasmus

Si ringraziano il Forum di Lola, il Forum di Sai Cosa Ti Spalmi, Biodizionario.it, Promiseland.it e la fondazione Wikipedia inesauribili fonti di informazioni e di ispirazione

sabato 2 maggio 2015

Acne, Brufoli, Punti Neri, come si formano?

Ciao a Tutti,
Vi parlerò oggi di un argomento particolare, e in questo senso non voglio sovrappormi a nessun parere dermatologico che vi sia stato dato. Non sono un medico, e gli eventuali trattamenti che vi consiglio sono cosmetici, dopo quindi aver escluso ogni causa medica.
Oggi vi parlerò infatti dell'argomento brufoli e pelle impura.
Vi ho già parlato della composizione del sebo e dell'NMF cutaneo, e di come questi due componenti siano assolutamente indispensabili per la salute e l'idratazione della pelle.
Se da una parte la pelle può essere secca, e quindi l'equilibrio può essere spostato verso una carenza di grassi e di idratanti, dall'altro può essere tendenzialmente grassa, con evidenti impurità (le due cose non devono essere per forza coesistenti, sono correlate, ma non per forza devono presentarsi entrambe).
In questo caso è più probabile che si formino brufoli, nonostante l'età degli stravolgimenti ormonali possa essere passata, e nonostante un'alimentazione bilanciata.

Vediamo innanzitutto di fare un po' di chiarezza sui termini.

Acne: processo infiammatorio della ghiandola sebacea e del derma circostante, dipende parzialmente dalle abitudini cosmetiche, mentre non sussistono conferme sulla causa alimentare, anche se una dieta sregolata può accentuarla. È causata dall'accesso di sebo e detriti delle ghiandole sebacee nei follicoli piliferi, qui si sviluppa quindi un'infezione batterica, soprattutto di Propionibacterium Acnes, questi batteri tendono a liberare sostanze che generano infiammazione e quindi il vero e proprio brufolo.
Quando si parla di Acne, si parla di una vera e propria diagnosi, che deve essere fatta da un dermatologo.

Seborrea: ipersecrezione di sebo da parte delle cellule sebacee della pelle o del cuoio capelluto.

Comedone: dilatazione del poro al cui interno si trovano grassi, cheratina, melanina e batteri

Punto Nero: comedone aperto, ovvero il primo stadio del brufolo, quando il sebo secreto dalla ghiandola sebacea tende ad accumularsi nel poro, formando un'ostruzione aiutato da cheratina, residui di esfoliazione e dissoluzione dello strato corneo. Il nero è dovuto all'ossidazione dei grassi. Cosmetici, Make-Up e sporco ambientale sono solo dei fattori aggiunti, ma il processo è scatenato già a partire dal tipo di sebo.

Punto Bianco: comedone chiuso, ovvero una forma acneica non infiammatoria, di fatto costituiscono piccoli accumuli di cheratina, sebo e batteri, all'interno dei follicoli piliferi.

Papula: primo segno dell'infiammazione locale, si tratta di comedoni chiusi, arrossati, ma non ancora arrivati al punto di formazione del pus.

Pustole: quelli che più comunemente vengono identificati come brufoli o foruncoli, che presentano la puntina gialla, e formano l'ultimo stadio dell'evoluzione del Punto Nero, ovvero la formazione di pus a seguito della piccola infezione batterica locale.

Come abbiamo già visto nel post sul FILC, il sebo umano è costituito da una miscela di acidi grassi, tra cui spiccano per funzionalità l'acido Linoleico, l'acido Laurico e l'acido Sapienico.
Il sebo umano infatti è una vera e propria “cascata di grassi”, in cui sono presenti una fase “solida” costituita da esteri di cere e acidi grassi saturi, e una fase “liquida” composta da acidi grassi insaturi a diversa viscosità. La viscosità e consistenza finale è definita sia dalla composizione, ma anche dalla temperatura stessa del corpo, che quindi può modificare leggermente la consistenza del sebo.
Un sebo più fluido scorrerà più facilmente dai pori, senza otturarli, al contrario, un sebo troppo denso, finirà per formare più facilmente dei tappi.
Nonostante quindi gli acidi grassi Laurico e Sapienico abbiano effetti antibatterici, una proporzione troppo alta di questi due acidi grassi, rispetto al Linoleico può rendere il sebo più denso e viscoso, portando quindi più facilmente all'otturazione dei pori.
Determinante è la temperatura minima in grado di determinare “scorrimento”, ovvero il punto in cui il sebo non addensa a sufficienza da frenare.
A questo proposito è interessante sapere che l'Acido Laurico (C12:0) ha una temperatura di fusione di circa 45°C, mentre l'Acido Linoleico (C18:2) ha una temperatura di fusione di circa -5°C.
A questo proposito è logico pensare che il sebo, così come viene prodotto all'interno del corpo, ha una consistenza fluida all'interno del corpo, a circa 36°C.
Quando però il sebo raggiunge la superficie della pelle, la temperatura si abbassa, e arriva a circa 30°C. In sostanza, più l'organismo produce un sebo ricco di Acido Linoleico, più è probabile che il sebo riesca a fuoriuscire tranquillamente, senza formare tappi in corrispondenza delle ghiandole sebacee.

Ora, proprio a proposito della scorrevolezza del sebo, dovrebbe essere chiaro a questo punto, che è difficile agire dal punto di vista cosmetico se il problema sta a monte, ovvero prima della fuoriuscita del sebo dai dotti ghiandolari.
A questo proposito, è bene sfatare un mito: il voler evitare cosmetici contenenti un dato ingrediente bollato come “comedogenico”.
Il problema non sta affatto nell'ingrediente, che comunque viene bollato tale da test ormai invalidati (fatti nelle orecchie dei conigli albini, che hanno un sebo assolutamente diverso dal nostro), ma nella formulazione globale. Se la formula non è adatta al proprio tipo di pelle, e contiene troppi grassi, o quelli sbagliati, allora si, il cosmetico può essere comedogenico (per la propria pelle, è un fattore estremamente soggettivo), ma non è il singolo ingrediente il colpevole.
Il cosmetico Leave-In inoltre è solo un “fattore aggiunto”, comporta solo l'aggiunta di una piccola quantità di grasso in grado di peggiorare una situazione già, come minimo, “al limite”.
A questo proposito, può essere si utile aggiungere emollienti cosmetici che di sicuro facciano parte della componente “fluida” del sebo, e non di quella “solida”, ma non si può certo dare la colpa ad un cosmetico, solo per una piccolissima percentuale composta da un ingrediente comedogenico, come ad esempio la Paraffina. Proprio questa, se sotto forma di Paraffinum Liquidum, di certo non andrebbe ad aumentare l'accumulo di grassi solidi all'interno del comedone, dato che risulta avere pourpoint di -15°C.
In generale sembra che gli emollienti più sconsigliati per l'effetto sui comedoni siano piuttosto gli oli molto ricchi di Acido Palmitico (C 16:0), dato che se ne ritrovano grandi quantità all'interno dei comedoni.
Altre componenti che possono accumularsi nel comedone, data la loro solidità alla temperatura della pelle sono: Cere, Ceramidi, Esteri del Colesterolo, come prodotti cosmetici, ma anche interni, aiutati poi da tutto ciò che sicuramente è aggiunto dall'esterno: Residui di Make-Up, polvere, residui di sporco.

Per quanto riguarda invece il cosiddetto “effetto rebound”, non sembra fondata la teoria che prevede una maggiore secrezione sebacea come reazione all'eccesso di pulizia.
In ogni caso, se questo tale effetto si presenta, vuol dire che quella specifica routine cosmetica probabilmente ha qualcosa che non va.
Non è però così matematico pensare che il problema dipenda dall'uso di prodotti troppo sgrassanti.
Potrebbe anche essere in contrario. Solo un'attenzione agli ingredienti e lo studio della formula potrebbe dirlo.
Infatti, sembra dimostrato che, dopo l'uso di un detergente, la ghiandola sebacea tende a produrre lo stesso sebo che produce normalmente, che piano piano viene ri-diffuso tramite i normali movimenti del corpo.
Quello che invece potrebbe succedere nel caso di una pelle a tendenza impura, potrebbe essere dovuto dall'accumulo di grasso all'interno dei comedoni.
Quando viene rimosso il “tappo”, tramite i normali procedimenti di pulizia, o durante una vera e propria pulizia del viso mensile, è probabile che la riserva di sebo fuoriesca, dando l'impressione di una maggiore produzione di sebo.
In realtà si trattava semplicemente di sebo già prodotto, ma rimasto intrappolato all'interno dei comedoni, liberato grazie al trattamento.

Proprio perché i comedoni sono formati da “tappi”, e l'unico modo per svuotarli è il movimento meccanico, può essere utile agire nei punti più critici, che sono anche quelli meno “stimolati” dalla pulizia quotidiana e dai normali movimenti muscolari (ad esempio i lati del naso), in alcuni casi non è necessario agire altrove.
Chiaramente le variabili sono molte, e anche nella stessa persona possono essere influenzate da Alimentazione e Stile di Vita.
Non tanto per l'insorgenza di brufoli, quanto sulla disponibilità degli acidi grassi, un'alimentazione ricca di acidi grassi saturi è più probabile che porti alla produzione di sebo più saturo, viceversa, mangiare più grassi insaturi, potenzialmente potrebbe agire sulla composizione del sebo, rendendolo più fluido.

Spero che il post sia stato interessante!
Alla prossima!

Rasmus

Si ringraziano il Forum di Lola, il Forum di Sai Cosa Ti Spalmi, Promiseland.it, Biodizionario.it, Nononsensecosmethic.org, My-personaltrainer.it e la fondazione Wikipedia inesauribili fonti di informazioni e di ispirazione

mercoledì 29 aprile 2015

Prodotti Natura Bella Baby, come sono gli inci?

Ciao a Tutti,
Vi parlo ora di una linea di prodotti per bambini molto particolare, è prodotta dalla Pierpaoli, e in particolare si tratta dei prodotti Natura Bella, la linea Natura Bella Baby.
Vi ho già parlato di alcuni dei prodotti della Pierpaoli, alcuni tra i migliori prodotti ecobio per rapporto qualità/prezzo, in particolare dell'Anthyllis (che però è la linea che ho sempre visto più costosa), e della Ekos, la linea più diffusa, anche se limitata ai prodotti per gli adulti, da quanto ho visto.
Questi prodotti vengono venduti solo in determinati periodi nei discount Eurospin, ma ho sentito che si trovano anche nei discount Prix (che non conosco, non ce ne sono vicino a dove abito), penso sempre come fornitura occasionale.
Ma vediamo bene i prodotti uno per uno:

Natura Bella Baby – Bagno Delicato:

Aqua, Glycerin, Ammonium Lauryl Sulfate, Sodium Lauroyl Sarcosinate, Olivamidopropyl Betaine, Cocamidopropyl Betaine, Caprylyl/Capryl Glucoside, Lauryl Glucoside, Avena Sativa Bran Extract, Coco-Glucoside, Glyceryl Oleate, Sodium Chloride, Hydrolyzed Rice Protein, Parfum, Sodium Benzoate, Potassium Sorbate, Lactic Acid

250 ml
2,69 €

A prima vista potrei essere in dubbio su questo prodotto: abbiamo come tensioattivo primario l'ALS, molto, molto aggressivo. Però è sempre importante valutare l'intera formula: innanzitutto è inserito dopo la Glicerina, il che mi fa pensare che sia comunque pochino, e abbiamo anche una formula “orizzontale”, ben due tensioattivi anionici (ALS e Sarcosinato), tamponati da ben due betaine e due glucosidi.
Insomma, abbiamo tanti tensioattivi, di cui ce ne sarà pochino di ognuno (mi viene spontaneo definirlo un mix “orizzontale” per questo motivo).
Poi abbiamo anche il surgrassante “pronto”: Coco-Glucoside e Glyceryl Oleate, ve ne avevo parlato qui.
Infine altre aggiunte carine e addolcenti sono l'Estratto di Avena, e le Proteine del Riso.
Insomma, visto il costo, e viste le numerose recensioni positive (senza contare l'ottima reputazione della Pierpaoli Divisione EcoBio), direi che è consigliabilissimo.

Natura Bella Baby – Detergente Delicato:

Aqua, Ammonium Lauryl Sulfate, Glycerin, Cocamidopropyl Betaine, Caprylyl/Capryl Glucoside, Olivamidopropyl Betaine, Sodium Lauroyl Sarcosinate, Avena Sativa Bran Extract, Sodium Chloride, Coco-Glucoside, Glyceryl Oleate, Hydrolyzed Rice Protein, Parfum, Sodium Benzoate, Potassium Sorbate, Lactic Acid

300 ml
2,69 €

Anche in questo caso gli ingredienti si ripetono, anche se cambia leggermente il loro ordine e manca un glucoside.
Penso che le variazioni siano limitate, data l'abilità di formulazione dell'azienda, lo spostamento dell'ALS in seconda posizione, non penso rifletta un prodotto più aggressivo. Probabilmente sono state fatte solamente piccolissime variazioni quantitative.
Inoltre le recensioni parlano da sé: nessuno si lamenta dell'aggressività di questi prodotti, è una riprova del fatto che l'inci è pur sempre un metodo limitato di valutazione "a priori" di un prodotto, soprattutto nel caso dei detergenti, la prova migliore è ancora il test d'uso, nonostante magari non ci siano pallini rossi.

Natura Bella Baby – Crema all'Ossido di Zinco:

Aqua, Glycerin, Glycine Soja Oil, Zinc Oxide, Talc, Stearyl Alcohol, Sodium Stearoyl Lactylate, Cetearyl Alcohol, Butyrospermum Parkii Butter, Tocopherol, Aloe Barbadensis Leaf Extract, Althaea Officinalis Root Extract, Calendula Officinalis Flower Extract, Cucumis Sativus Extract, Mel Extract, Tilia Cordata Flower Extract, Verbascum Thapsus Extract, Phenethyl Alcohol, Xanthan Gum, Ethylhexylglycerin, Phytic Acid, Parfum

100 ml
2,69 €

Direi che questa è davvero una vera e propria crema, ovvero non penso si tratti di una pasta A/O, come se ne trovano di solito. Infatti abbiamo un emulsionante di “confine”, con un HLB da O/A, anche se non nettamente idrofilo.
Inoltre vediamo che il prodotto contiene il gelificante della fase acquosa (Gomma Xantana) e non contiene veri e propri stabilizzanti della fase lipofila (abbiamo solo l'Alcol Cetilico, che con la sua bassissima capacità emulsionante difficilmente sbilancerà l'HLB totale e l'Alcol Stearilico, che non risulta proprio avere capacità emulsionante).
Insomma, dovrebbe trattarsi di un prodotto più leggero delle classiche paste e ad un prezzo assolutamente ottimo.

Natura Bella Baby – Crema Idratante Lenitiva:

Aqua, Glycine Soja Oil, Glyceryl Stearate, Stearyl Alcohol, Sodium Stearoyl Lactylate, Phenethyl Alcohol, Cetearyl Alcohol, Tocopherol, Aloe Barbadensis Leaf Extract, Althaea Officinalis Root Extract, Calendula Officinalis Flower Extract, Cucumis Sativus Extract, Mel Extract, Tilia Cordata Flower Extract, Verbascum Thapsus Extract, Xanthan Gum, Sodium Dehydroacetate, Ethylhexylglycerin, Parfum

100 ml
2,69 €

Anche in questo caso abbiamo un ottimo prodotto, un'emulsione simile alla precedente, con agginta di Gliceril Stearato, ma sempre con gli stessi estratti vegetali, un po' di Tocoferolo e solo l'Olio di Soia come emolliente.
Inoltre, in queste due creme, è stato usato come conservante il Phenethyl Alcohol, un derivato dell'Olio Essenziale di Rosa, conservante a pallino verde, fino ad ora poco usato nei prodotti in commercio (è la prima volta che lo vedo).
Io stessa lo uso insieme ad una coppia di parabeni, sotto forma di Fenilight.

Spero che anche questa volta vi sia stata utile la recensione inci!
A presto!

Rasmus

Si ringraziano il Forum di Lola, il Forum di Sai Cosa Ti Spalmi, Promiseland.it, Biodizionario.it, e la fondazione Wikipedia inesauribili fonti di informazioni e di ispirazione

domenica 26 aprile 2015

Pasta Hoffmann - Rimedio Emolliente e Lenitivo semplice e veloce

Ciao a Tutti,
oggi vi parlerò di una semplicissima preparazione, che può essere usata come rimedio lenitivo versatile, per svariati problemi.
In particolare si tratta di un prodotto ottimo per le neomamme, infatti parlo della Pasta Hoffman.
Si tratta di una preparazione galenica costituita da due soli ingredienti:

Olio EVO 50
Ossido di Zinco 50

Viene usata principalmente per le dermatiti da pannolino, ma è ottima anche come rimedio preventivo e curativo delle piaghe da decubito in una fase precoce.
Inoltre è un semplicissimo prodotto dalle capacità emollienti e lenitive, ottimo anche per l'irritazione post-ceretta, o irritazioni da sfregamento.
In assenza di lacerazioni della pelle, può essere un rimedio basic anche per irritazioni dovute alla mancanza di effetto barriera (es. Mani molto screpolate, che al primo sfregamento fanno male).
La sua azione lenitiva infatti è dovuta all'alta concentrazione di Ossido di Zinco, reso spalmabile dall'Olio ExtraVergine di Oliva, che conferisce emollienza al prodotto.
È una preparazione farmaceutica, ma è assolutamente riproducibile in casa in modo semplice ed economico, soprattutto se si acquista l'Ossido di Zinco online. Quest'ultimo si trova anche in farmacia, ma è più caro.
La preparazione base, poi può essere anche modificata e arricchita in base alle esigenze specifiche, o alla disponibilità di ingredienti, ma io vi parlerò innanzitutto della versione classica.
In commercio ci sono numerosi prodotti, ma nessuno di questi è paragonabile ad un prodotto fatto in casa, con olio fresco e senza conservanti (che effettivamente non servono, trattandosi di un prodotto oleoso, ma vengono aggiunti per evitare possibili problemi all'azienda, di solito dovuti all'uso scorretto del prodotto, quale l'uso del prodotto con mani molto bagnate)

Dato che a febbraio ho avuto una brutta influenza, e avevo bisogno di una pasta lenitiva per la prima ceretta che ho fatto subito dopo il periodo di febbre, ho provato a fare la versione basic.
Di solito ne uso una più complessa, di cui vi posterò sicuramente la ricetta appena la rifarò, ma in questo caso avevo un bisogno urgente, quindi ne ho approfittato per farvi vedere come fare questa.

La preparazione è estremamente semplice:
Basterà pesare la stessa quantità di Ossido di Zinco e di Olio EVO, versare l'Ossido di Zinco nel contenitore scelto e incorporare piano piano l'olio mescolando accuratamente con una spatola o un cucchiaio fino a completa incorporazione della polvere (ci può volere un po').
Dato che è una pasta unta e non facile da rimuovere dai contenitori, vista la semplicità del prodotto ho deciso di realizzarla direttamente nel contenitore che prevedevo di usare, così da non perdere troppo prodotto nello spostamento da becher a vasetto.


Una volta provata la versione base, potete anche modificare la ricetta aumentando a vostra scelta uno dei due ingredienti, se volete un prodotto più morbido e spalmabile potete aumentare l'olio, se invece lo volete più denso e "fermo", potete aumentare l'ossido.

Anche se in commercio vengono usati conservanti (in farmacia non ne ho idea), questo è un prodotto che non ne ha bisogno, in quanto non c'è acqua. Proprio per questo motivo, è un prodotto che va usato a mani asciutte, o prelevato con una spatolina.
Difficile comunque che vada a male, visto che ci sarebbe ben poco da mangiare, e l'ambiente così ricco di ossido non sarebbe il migliore habitat per i batteri e le muffe, ma meglio non rischiare.
Quindi il mio consiglio è di non prepararne troppa insieme, direi circa il fabbisogno per 3-4 mesi al massimo.
Questo perché, se batteri e muffe non sono un problema, l'olio usato invece si.
Usando olio EVO, si va ad usare un olio abbastanza stabile, è vero, ma che sottoposto alla presenza di un ossido, senza antiossidanti, potrebbe irrancidire.
Indicativamente è un prodotto che potrebbe durare anche un anno se ben conservato, se viene usato un olio freschissimo, e viene tenuto in un vasetto ben chiuso, ermetico, al buio e prelevato con utensili di plastica e non di metallo (o con le dita), ma il consiglio è di prepararne una quantità utilizzabile in massimo 6 mesi.
Potrebbe succedere che, in caso di mancato utilizzo per qualche mese, si separi l'olio dalla polvere, se il prodotto non odora di rancido, basterà mescolarlo bene e usarlo normalmente.
Uno dei principali svantaggi dichiarati da chi fa uso di questo prodotto è la difficoltà a lavarlo via.
Assolutamente vero, l'ho verificato anche io, effettivamente uno strato sottile di prodotto rimane sempre lì, anche dopo un lavaggio. 
Lavare via l'Ossido di Zinco impastato nell'olio è sicuramente molto difficile, ma a questo punto, perchè farlo per forza? 
Potete applicare la pasta dopo una delicata e adeguata detersione della zona arrossata (ovviamente nessuna applicazione su pelle lesa), e non cercare di lavarla via per forza successivamente, basterà lavare lo sporco. Se sulla pelle rimane un leggero strato sbiancato e unto piuttosto può essere utile rimuovere con un panno di cotone morbido l'eccesso di prodotto non assorbito, senza lavarlo via sgrassando a forza la pelle (visto che si è reso necessario un prodotto molto emoliente e lenitivo per un motivo!
Rimarranno semplicemente residui di Olio EVO, che lascerà la pelle morbida, protetta e lubrificata e un leggero strato di Ossido di Zinco, che sostituirà egregiamente l'azione del Talco, asciugando l'eventuale umidità e lasciando maggiore libertà di movimento, senza sfregamenti fastidiosi.

E anche per oggi è tutto!
Alla prossima!

Rasmus

Si ringraziano il Forum di Lola, il Forum di Sai Cosa Ti Spalmi, Biodizionario.it, e la fondazione Wikipedia inesauribili fonti di informazioni e di ispirazione